Pretty face and electric soul (2)

scritto da Leyla Khaled
Scritto Ieri • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
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Autore del testo Leyla Khaled

Testo: Pretty face and electric soul (2)
di Leyla Khaled

Alle 11:45 ritornai e vidi Alex e Noah uscire dall'Orangerie.
Sembrava un fuoriscena, nei loro abiti d'epoca, il trucco, e i lunghi capelli.
"Peccato ci fosse tutta quella gente sul set....mi piacerebbe svegliarmi con te in una cornice tanto sontuosa.....", sentii.
Noah lo baciò appassionatamente.
"Dobbiamo andare....", gli disse quasi sottovoce Alex e gli mise in bocca un acino d'uva.
Si separarono e questi che si era infilato sotto la vestaglia un paio di jeans neri e una maglietta dello stesso colore corse in direzione del castello.
Il damasco rosso gli fluttuava attorno come un mantello e lo stesso facevano i lunghi capelli scuri come una macchia d'inchiostro.
Arrivò giusto in tempo per accogliere la fidanzata che stava entrando.
"Tony!!!" le fece un cenno per farsi scorgere.
"Alex!", sorrideva.
Spuntai dietro dietro di lei e sorrisi ironica ad Alex.
Lui si fermò, come se il mondo si fosse marmorizzato sotto uno spesso strato di ghiaccio.
Tony lo abbracciò saltandogli al collo.
"Voglio presentarti un'amica".
Lei lo lasciò e mi vide.
"Questa è Mazekeen...Maze.....questa è Tony".
Allungai la mano.
"Finalmente ti vedo.
Alex non fa altro che parlarmi di te....".
"Davvero?".
Qualcuno la chiamò e lei scusandosi si allontanò.
"Dove hai pescato quest'imbecille?", esclamai togliendomi un filo d’erba dal risvolto della giacca.
"A una mostra d'arte...."
"Magari sua....", azzardai.
Lui increspò le labbra, sollevò leggermente le spalle:
"....Si...".
"E non potevi scegliertene una meno scema?".
Afferrai al volo due bicchieri di vino che un tizio portava insieme ad altri sopra ad un vassoio.
"Tieni", gliene porsi uno, "...ne avrai bisogno..."
Alex lo prese e se lo portò alle labbra.
"E' accomodante te l'ho detto...e le piace molto farsi fotografare...."
Dopo averne bevuto un sorso lo guardai:
"Mi sfugge a quale categoria di qualità appartenga il "farsi fotografare"...", mi misi l'indice sulle labbra fingendo di concentrarmi mentre fissavo un punto in alto, "....forse a quella della quale fanno parte" non mettersi i calzini spaiati", o "mettere l'aceto nell'insalata"....", gli lanciai un'occhiata severa, "...mi stai pigliando per il culo?".
"Senti porca troia ho bisogno di qualcuno che mi accompagni alle premiere, ai galà, si occupi di tutti quei cazzo di socials...", si accorse che aveva alzato la voce e si guardò attorno, "...e questa ci va a nozze a mettersi davanti a un qualsiasi cosa che fotografa o riprenda....", mi restituì il bicchiere vuoto,"...non sarà il genio della lampada ma fa il suo dovere...", avvicinò il viso al mio "...mi-hai-capito?"
Tony si stava avvicinando.
"Eccola che ritorna....fai finta di essere contenta..." mi suggerì Alex.
"Contenta di che?", domandai seria.
Mi fulminò con un'occhiata
"Scusate, eccomi...", disse mostrando un bel pò di denti.
"Io purtroppo devo andare....ho un appuntamento...." , dissi
"Mi spiace.....", sussurrò.
"Poi ci sentiamo Alex...c'è qualcosa di cui dobbiamo discutere...", e gli diedi una pacca sul braccio.
Tony sparì dalla vita di Alex com'era comparsa.
Sparirono le sue foto sui profili social , sparì dalle premiere, i galà.
"Dove cazzo l'hai messa quell'imbecille di fidanzata che pareva ti fosse tanto preziosa?", gli chiesi un giorno.
"E' ritornata nel suo paese", rispose semplicemente.
La sostituta era una coppia fisica dell'altra con la variante dei capelli castani invece che biondi.
Si chiamava Sophie.


Un giorno mentre vagavo per la città incrociai una vecchia conoscenza:
Jinn.
Non era un vero e proprio demone, era più un entità simile ad un folletto alato che cammina sul filo tra bene e male.
Se ne stava seduto sulla balaustra di un ponte accanto a un tizio che non pareva molto convinto di volersi ammazzare.
"Che stai facendo Jinn?".
Si voltò e mi vide seduta accanto a lui.
"Maze!", il suo sorriso sembrava più l'espressione beffarda di un joker.
"Si è ancora quello il mio nome....e un pò che non ci si vede"
"70 anni ...se non sbaglio....
Il tempo passa veloce quando non ti annoi".
"E tu come un avvoltoio te ne stai sempre ad aspettare qualche salma", mi misi a ridere.
"Già", sorrise malignamente, "Del resto non sono come te....o Alex".
"Che centra Alex?
Lui non è uno dei nostri....".
Mi riferivo al fatto che non era un demone.
"Lui è più furbo di tutti noi messi insieme.
E' semplicemete capitato dalla parte sbagliata".
Non capivo, ma lo guardai incuriosita.
Jinn sollevò leggermente le braccia piegando le mani in fuori e i palmi per aria.
Incassò leggermente la testa tra le spalle.
"Ha trovato il modo per riprendersi la sua aluccia", precisò.
E come un colibrì si sollevò di qualche metro e me lo ritrovai davanti, fluttuante nell'aria, seduto con le gambe incrociate come un fachiro.
"Quale...modo?",domandai.
"Ma non siete amici?
E non sai nulla?
Cioè lo so io perchè di me si fida....ma pensavo l'avesse detto anche a te...."
"Detto...cosa?", lo afferrai per i due lembi della sciarpa verde che assomigliava a un serpentello attorcigliato al suo collo e ritrovai il mio viso a pochi cm dal suo.
“Muoviti, non ho molto tempo ...Jinn..”, strinsi la presa.
"Il 10 agosto si spargerà un pò di sangue....ma sai come vanno queste cose…", rispose sempre più velocemente.
La sua piccola mano fredda fornita di piccoli artigli prese il mio polso.
“Maze…..”
"Sangue di CHI?", stavo perdendo la pazienza .
Jinn penzolava davanti a me sul fiume grigio di pioggia.
"Il...tipo che sta...con lui...", rantolava, la voce un rivolo che si stava perdendo nell'aria.
Lascai la presa , lui tossì e sbattè velocemente le ali verdi trasparenti.
Fluttuava nell’aria come un viscido colibrì.
Lo guardai.
Diedi una piccola spinta al suicida dubbioso che precipitò nella Senna.
"Questo è per la tua informazione...", dissi, "....e detto tra di noi, Alex fa bene a fidarsi di te, li sai mantenere i segreti...".
Un' espressione soddisfatta attraversò il viso di Jinn, poi si rabbuiò alle mie parole, ma non gli impedì di precipitarsi all'inseguimento della sua presunta anima.


Mentre osservavo la città dalla sommità dell'Arc du Trionph, sprofondai nelle nebbie dei ricordi lontani....lontani 16 secoli da questo ventunesimo secolo.


Ravenna 440 d.c
I Vandali dopo aver saccheggiato Cartagine , passarono alla Sicilia e al Mediterraneo occidentale.
I cittadini dell'impero romano si comportavano come se l'Apocalisse fosse imminente e non ci fosse un giorno più lontano del domani.
Ognuno voleva togliersi tutti i sassi dalle scarpe.
Il che significava omicidi, vendette, divertimenti portati all'estremo.
La situazione non era diversa nel palazzo imperiale.
Il tempo era scandito da banchetti senza fine nei quali ognuno pareva aver perso qualsiasi freno morale.
Valentiniano aveva un amante, si chiamava Kendeas.
Biondo ed etereo pareva librarsi nell'aria con quella sua aria svagata di chi pensa di essere intoccabile.
E intoccabile lo sarà sino al 10 agosto di quell'anno.
Poi tutto finirà.
Per lui e per il suo padrone.

A Mazekeen vennero in mente due frasi dette molti secoli dopo , alla fine della seconda guerra mondiale:
"Mai come stasera il sole tramonta su tanto dolore" (Winston Churchill).
"Vivevamo un'esistenza in cui la vita degli altri non ha alcun valore.
Contava solo salvare la nostra" (Gennadj Ivanov tenente dell'armata rossa).
Gli uomini non cambiano mai, pensai.

Dai racconti tramandati dai superstiti emergevano fatti spaventosi.
La città decadente, trascurata da anni, pareva il viso sfatto di una vecchia truccata come un clown mostruoso.
All'interno dei palazzi ancora abitati tutto era concesso.
Fuori una cappa di calore rendeva l'aria irrespirabile.
Gli schiavi esausti cercavano inutilmente di rinfrescare i loro padroni.
L'unico locale in cui stare erano i bagni dove enormi piscine incassate nel pavimento ricoperto da mosaici multicolori avevano perso ormai la loro naturale limpidezza.
Il vino e il sangue ne aveva colorato la superficie.
Percorrevo vestiboli , corridoi, cortili, e stanze come un fantasma e lo spettacolo era sempre lo stesso.
L'odore di morte impregnava gli oggetti, le pareti, le persone stese a terra, riverse sopra triclini, letti, sedie .
Vidi un tizio con la testa sopra la tavola.
Un coltello conficcato nel collo e il sangue ormai raggrumato in una pozza sul pavimento, oscurava la parte inferiore di un fauno che inseguiva una ninfa.
Molte donne erano svestite, alcune si lamentavano sommessamente.
Lunghe ferite da taglio ne solcavano la pelle candida.
Una morì un quell'istante soffocata dal sangue che le usciva a fiotti dalla bocca.
Ma lo spettacolo peggiore mi si presentò ai bordi di una piscina.
L'acqua tinta di rosso faceva galleggiare vari corpi.
Probabilmente gli schiavi.
Vidi Alex-Valentiniano.
Allucinato girava incessantemente attorno il bordo .
Un pugnale in una mano e una coppa di vino nell'altra.
Le uniche parole sussurate tra i denti erano:
"Maledetto...non ti ho dato il permesso di morire..."
La tunica sembrava quella di un lavoratore dei macelli.
Inzuppata in alcune parti di sangue, come il braccio in cui teneva la daga.
Gli occhi sembravano uscirgli fuori dalla testa e i bei capelli corvini erano madidi.
Mi guardai attorno.
C'erano altri corpi, alcuni solo assopiti, altri inermi.
Poi sopra un tavolo quello che doveva essere stato un ragazzo.
Il viso era contorto nel dolore degli ultimi attimi di vita.
Il ventre e il petto squarciato.
Sopra un piatto d'oro c'era un ammasso sanguinolento grande come un pugno.
Maze lo prese in mano.
Era un cuore.
Il cuore di Kendeas.

Mi avvicinai ad Alex.
"Che cosa hai combinato?"
Lui mi guardò in silenzio, sembrava affranto....intontito...
"Maze....", una lacrima scese lungo la guancia, "...non doveva morire".
"CHE COSA HAI COMBINATO?", la mia voce più simile a un ruggito sbatteva contro le spesse mura di marmo.
Si guardò attorno e l'edificio cominciò a tremare, le suppellettili più delicate , esplosero in mille schegge.
Alex si coprì il viso.
Mi avvicinai a Kendeas.
Strappai il mantello di un tizio a terra e lo deposi sopra di lui.
"Se me lo lasciassero fare ti eliminerei qui... subito, ma per te sarebbe un favore.....".
Allungai un braccio verso Alex e lo afferrai per la tunica.
"Farò in maniera che tu perda la cosa che hai più cara..."
Alex capì a cosa mi riferiva.
Sapeva che avevo abbastanza influenza per farlo.
Si rialzò.
"Maze....", tentò di parlare.
Questa volta bastò un semplice cenno del capo per farlo finire contro una parete.
"Per molto....molto tempo, tu non sarai nessuno, un essere mediocre, una specie di mortale tra altri milioni....ma non morirai mai...."
"Non puoi Maze...", la rabbia gli illuminava gli occhi mentre si dirigeva verso di me.
"Non posso?", una parte del soffitto crollò.
"In fondo era solo un essere umano..."
Una breccia nella parete che dava sul cortile interno si aprì immediatamente.
Afferrai il cuore di Kendeas e lo lanciai con violenza addosso ad Alex.
Rimbalzò come fosse stato di gomma e cadde a terra.
"Solo un essere umano....", gli feci eco.
Lui lo raccolse.
Lo strinse in un pugno, allungò il braccio verso di me e il cuore divenne di gesso esplodendo in una nuvola bianca davanti a noi, mentre Alex socchiuse le labbra .
Mi mostrava i denti come se li digrignasse.


Valentiniano perse il suo impero , Alex una delle sue ali.
Ci vollero 12 secoli perchè Maze decidesse di rivederlo.
E Alex era diventato Philippe d'Orleans fratello di Luigi XIV , il Re Sole.
Un principe senza potere, un angelo senza un'ala.



La luce della luna illuminava la stanza immersa nell'ombra.
C'erano Alex e Nicky.
Quest'ultimo stava ridendo a qualcosa che aveva detto l'altro.
Erano accomodati sopra un letto e guardavano la tv.
Io, dietro la porta finestra che dava sul balcone del palazzo stile impero in cui alloggiava Alex.
Lo guardai.
Rimasi ad ammirarne la bellezza d'alabastro.
Le lunghe gambe erano distese sul letto e il busto imponente appoggiato a cuscino.
I capelli , una cascata nera lucida fissati alla sommità della testa come uno di quei personaggi dei manga che affascinano le adolescenti.
Ogni tanto si voltava verso Nicky e lo guardava.
Il braccio gli circondava le spalle e le dita afferravano qualche ciocca di capelli.
Non sembrava la situazione che annunciava l'azione di un carnefice senza pietà che immola la sua vittima sopra un altare.
Persino io ne rabbrividii.
Non era pietà.
Pietà....
Non sapevo nemmeno che significato dare a questa parola.
Mi ero presa milioni...forse miliardi di vite dall'alba dei tempi per potermi appropriare delle loro anime.
Era il mio.... lavoro, ero stata creata per questo, e lo svolgevo bene.
Niente rimpianti, nessun ripensamento, assenza di compassione.
Ma non avevo mai ingannato nessuno, come stava facendo Alex.
Alex sorrideva con un coltello nascosto dietro la schiena.



Alex voltò lo sguardo verso di me.
Sapeva benissimo che ero lì.
Sorrise ironico.
Per una frazione di secondo una lama affilata come un rasoio attraversò l'aria.
Azzurra e trasparente come il colore dei suoi occhi.
Era la maniera in cui lui guardava le persone.
Era esaltante, inebriante.
Eri al centro della sua attenzione.
Era assordante, roboante come un tuono improvviso in un pomeriggio d'estate.
Ma aveva la freddezza di una notte invernale siberiana.
Lo guardai dritto negli occhi .
Poi mi dissolsi nell'aria tersa parigina, nella quale da una finestra usciva la canzone "Derniere Danse" di Indila.

"Oh ma douce souffrance
Pourquoi s'acharner tu recommence
Je ne suis qu'un être sans importance
Sans lui je suis un peu paro
Je déambule seule dans le métro
Une dernière danse
Pour oublier ma peine immense
Je veux m'enfuir que tout recommence
Oh ma douce souffrance
Je remue le ciel le jour, la nuit
Je danse avec le vent la pluie
Un peu d'amour un brin de miel
Et je danse, danse, danse, danse, danse, danse, danse
Et dans le bruit, je cours et j'ai peur
Est-ce mon tour?
Vient la douleur
Dans tout Paris, je m'abandonne
Et je m'envole, vole, vole, vole, vole, vole
Que d'espérance
Sur ce chemin en ton absence
J'ai beau trimer, sans toi ma vie n'est qu'un décor qui brille
Vide de sens
Je remue le ciel le jour, la nuit
Je danse avec le vent la pluie
Un peu… "

(Oh mia dolce sofferenza
perché ricominci ad accanirti?
io non sono che un essere insignificante
senza di lui io non sto bene
vago da sola in metropolitana
un'ultima danza
per dimenticare il mio immenso dolore
voglio che tutto ricominci
Oh mia dolce sofferenza

Ho sollevato il cielo, il giorno, la notte
ballo con il vento, la pioggia
un po’ di amore, un pizzico di miele
e io danzo, danzo, danzo, danzo, danzo,
e dal rumore io corro, ho paura
è il mio turno?
Arriva il dolore...
Per tutta Parigi, io mi abbandono
e volo, volo, volo...
che speranza.
Su questo percorso in tua assenza
sto sgobbando, lo sto affrontando senza di te, la mia vita è solo un brillante decorato, vuoto di significato

Ho sollevato il cielo, il giorno, la notte
ballo con il vento, la pioggia
un po’ di amore, un pizzico di miele
e io danzo, danzo, danzo, danzo, danzo,
e dal rumore io corro, ho paura
è il mio turno?
Arriva il dolore...
Per tutta Parigi, io mi abbandono
e volo, volo, volo...

volo via da questa dolce sofferenza
Ho pagato tutti i miei errori
Senti come il mio cuore è immenso
Io sono una figlia del mondo

Ho sollevato il cielo, il giorno, la notte
ballo con il vento, la pioggia
un po’ di amore, un pizzico di miele
e io danzo, danzo, danzo, danzo, danzo,
e dal rumore io corro, ho paura

è il mio turno?
Arriva il dolore...
Per tutta Parigi, io mi abbandono
e volo, volo, volo... )



Sentii una parte di me scivolarmi via.
Morire per sempre.
Sarebbe morta insieme ad Alex.



Erano le 3 del mattino.
Io seduta a terra, le gambe incrociate come un santone di fronte a uno dei maxischermi che trasmettevano giorno e notte , interviste, spezzoni della serie in cui era Alex.
Lo sguardo fisso verso quel quadro in movimento.
I nottambuli di quella grande città giravano attorno a me.
Non facevo caso a nessuno .
Qualcuno si fermava, altri mi osservavano cercando di attirare la mia attenzione.
Niente da fare umanità , ho altro a cui pensare.
Come avrebbero dato la notizia che Alex Farkas "promettente attore 28enne di origini anglo-greche era scomparso senza lasciare traccia"?, mi chiesi quasi divertita.
Mi sfuggì un sorriso.
La gente famosa va e viene in continuazione, pensai.
Nei giro di 3 mesi l'avrebbero degnamente rimpiazzato.
Alex era lì che mi guardava attraverso quelle immagini.
Era quasi impossibile non innamorarsi di quell'essere che sembrava caduto sulla terra per caso.
La rabbia salì dentro di me.
Era l'alba ormai e un pallido sole stava sorgendo.
Per pochi minuti la calma assoluta di una città che si trova per qualche istante sul confine tra la notte e il giorno.
Quelli che ritornano a casa e quelli che si stanno svegliando.
La lieve brezza iniziò a diventare un vento più molesto che trasformava i miei capelli in un vortice intorno alla testa.
Gli occhi chiusi, sentivo le persone guardarsi attorno smarrite.
Le potevo vedere guardarsi l'un l'altra sorprese della piega che stava prendendo la cosa.
Ognuno iniziò a prendere la strada di casa e rimanemmo lì solo io e quel maxischermo avvolto da un mulinello di vento sempre più agressivo.
Spalancai gli occhi e lo vidi lassù muoversi con disinvoltura tra le stanze di Versailles, i campi di battaglia e gli studi televisivi.
Battute, sorrisi ammiccanti, risate tra colleghi.
Come se niente fosse.
.....come se niente fosse.
"Che tu sia maledetto Alex....ti avevo appena ritrovato...." dissi ad alta voce.



Il giorno dopo di buon'ora andai sul set .
Quel tizio che intepretava l'amante di Alex gli girava attorno come una mosca sopra una carogna.
Li vidi infilarsi in un viale costeggiato da alte siepi, li vidi baciarsi, per poi ricomparire alla luce del sole, a braccetto nei costumi di scena che svolazzavano lucenti di seta e broccato.
Mi vide e mi venne incontro, con un palese disappunto dell'altro.
"Vado in camerino", disse, "raggiungimi tra 10 minuti....".
"Ok...", gli rispose mentre mi guardava con un sorriso malizioso.
"A che devo l'onore?", mi domandò.
"Non sapevo che fare....", risposi distratta, "il tuo amico non sembrava molto contento di vedermi....".
"Non mi riguarda", puntualizzò deciso.
Mi infilò un braccio attorno alla vita e mi ritrovai più vicino a lui.
Senza distogliere lo sguardo:
"Ho incontrato Jinn..."
Sembrò per un attimo smarrito, ma non disse nulla.
Attore magistrale con migliaia di anni di esperienza sopra le spalle.
"Sei peggio di una biscia....", dissi, "quello che hai intenzione di fare è..."
Completò la mia frase:
"Immorale?".
Un sorriso maligno mi si parò davanti.
"No, da stronzi...."
Lasciò la presa e si allontanò da me.
“Cosa avevi detto?”, feci un passo verso di lui furiosa, “Ho un debito da saldare...solo così potrò convivere con me stesso?”, alzai il braccio ma lui velocemente mi afferrà il polso.
"Non voglio più vivere così e farò qualsiasi cosa per riavere quello che mi spetta.…", rispose a muso duro, “Mi hai capito mia adorabile….Mazekeen?”.
"E sarebbe?", chiesi.
" Rivoglio la mia vita nelle mie mani", scandì ogni singola parola.
Sembravano tasselli di pietri uno sopra l’altro.
"Sai che posso impedirtelo ?"gli dissi.
"So che non lo farai".
Prese una tazza di caffè che c'era nel tavolo accanto.
"Ne sei così sicuro?".
Mi accarezzò una guancia con un dito.
"Maze, ti sono mancato più di quanto tu possa ammettere...", ne bevve un sorso, senza staccare gli occhi dai miei.
"Ma io non ho intenzione di distruggerti bellezza....", precisai sorridendo.
Un lampo di terrore gli incenerì il sorriso.
"Ti renderò semplicemente mortale…..".
La tazza gli sfuggi di mano fracassandosi al suolo.
"Tu invecchierai Alex, molto lentamente, ma inesorabilmente...e imbruttirai....e alla fine morirai....e io sarò lì a guardarti….”
Accesi la sigaretta che mi ero messa in bocca.
Un tizio velocemente portò via i resti della tazza e pulì il pavimento.
"Alex!", l'amante cinematografico e non, lo stava chiamando.
Alex voltò il viso verso di lui, alzando il braccio col dito indice puntato verso l'alto, folgorandolo con gli occhi, come a dire:”Non è il momento togliti dai piedi!”, e questi non disse più nulla.
Si ritirò silenziosamente.
"Tu non lo farai", di nuovo rivolse l'attenzione verso di me.
"Per quale motivo?".
"Tu mi ami Maze...".
“Non c’è amore che possa perdonare ciò che vuoi fare….Alex…”, un ultimo sorriso e sparii davanti a lui.


Quella notte mi chiese di vederci e ci ritrovammo a Place Vendome.
Appollaiati come due corvi sulla ringhiera .
Lo guardai.
I capelli sembravano onde mosse dalla brezza.
Ricordavo quei dipinti appesi nelle gallerie dei castelli francesi.
Il fascino incredibile che emanava quella imponente figura in abito di gala tutto pizzi e merletti o la divisa da comandante dell'esercito reale con i pantaloni e gli alti stivali di pelle nera che gli fasciavano le lunghe gambe muscolose.
La lunga giacca scura e la spada al suo fianco.
Sembrava che in lui la bellezza non avesse mai una fine.
L'ennesimo maxischermo trasmetteva un video il cui sottofondo era una canzone uscita da poco .
Stava avendo un successo strepitoso:
"Young and beautiful" di Lana del Rey.

"Hot summer nights mid July
When you and I were forever wild
The crazy days, the city lights
The way you'd play with me like a child


Will you still love me when I'm no longer young and beautiful
Will you still love me when I got nothing but my aching soul
I know you will, I know you will
I know that you will
Will you still love me when I'm no longer beautiful

I've seen the world, lit it up as my stage now
Channeling angels in, the new age now
Hot summer days, rock and roll
The way you'd play for me at your show
And all the ways I got to know
Your pretty face and electric soul......"

(Le notti calde di metà luglio
quando io e te eravamo per sempre selvaggi
i giorni folli, le luci della città
il modo in cui giocavi con me come una bambina

Mi amerai lo stesso quando non sarò più giovane e bella?
Mi amerai lo stesso quando non avrò null'altro che la mia anima dolorante?
So che lo farai, so che lo farai
so che lo farai
Mi amerai lo stesso quando non sarò più bella?

Ho visto il mondo, l'ho illuminato come il mio palco
Gli angeli si incanalavano qui, la nuova era
Giorni caldi d'estate, rock'n'roll
Il modo in cui suonavi per me durante il tuo show
Tutto ciò che dovevo sapere
il tuo bel viso e la tua anima elettrica)

"La senti?", gli chiesi.
Mi guardò.
"Sei tu.....".
Non disse nulla.
"Pretty face and electric soul....
Sei tu Alex...".
"Non sono nessuno Maze, ", e rivolse lo sguardo lontano, tra le luci della città, "....e nulla...
Un'onda in balia del tempo...una pedina degli scacchi...le cui mosse sono altri a decidere...".
Seguì il video sino alla fine.
Poi una lacrima gli scese lungo la guancia.
"Tutto sembra così meraviglioso....non è così Maze?", mi sorrise amaramente.
"Già....", dissi soltanto.
"Ma non lo è da molto....molto tempo..."
Con un gesto leggero della mano feci oscurare lo schermo.
"Non mi piace vederti così...".
"Patetico?".
Lo guardai.
"Disperato...".
Feci una pausa.
"Ma stai prendendo la decisione sbagliata...e se sarà necessario ti distruggerò ...con il cuore spezzato....ma ti assicuro lo farò senza pensarci un attimo".
"Tu non hai un cuore....", osservò ridendo.
Non disse nulla per un paio di minuti come se volesse raccogliere i pensieri.
"Ma sappi che non lascerò che tu mi metta i bastoni tra le ruote, e non mi fermerò davanti a nulla..", concluse.
"Lo so".
" Se fosse necessario ricorrerei anche all'aiuto dei Grigori ...".
"I Guardiani non possono intromettersi in faccende che coinvolgono gli uomini, e lo sai...", osservai alzandomi in piedi sulla sottile ringhiera di ferro battuto.
"Ma saprai anche che sono sempre in bilico tra il nostro e il mondo umano....", lui fece lo stesso,
"Già più di una volta si sono accoppiati con gli umani dando origine a una specie molto pericolosa.....".
"I Giganti...", conclusi io.
Il loro intervento sulla terra era stato distruttivo, e più di una volta il corso della storia era stato sul punto di prendere un'altra strada, se non di invertirsi.


Eravamo entrambi come due equilibristi sopra una corda nel vuoto.
A guardare un impercettibile alone chiaro all'orizzonte.
Uno di fianco all'altro.
"L'altra sera ti ho visto, dentro quella camera con Nicky....".
Mi staccai di una ventina di cm verso l'alto dalla balaustra.
Lo spostamento d'aria lo fece voltare verso di me.
Eravamo alla stessa altezza.
Viso a viso.
"Sembravi felice".
"Lo ero...in quel momento...".
Persino nella penombra vidi il suo sguardo d'acciaio.
"Ma non è abbastanza..."
"No Maze, non lo è....non puoi accontentarti delle briciole quando sai che significa avere tutto".
"Tu HAI TUTTO".
Mi spostai di fronte a lui, sollevata sul vuoto.
Allargai le braccia.
"Questa città...questo mondo è ai tuoi piedi...."
Lo guardai dritto negli occhi.
"Mai nessuno, in nessun tempo ha potuto...regnare sopra un pianeta standosene comodamente a casa...e tu lo stai facendo....".
Lo afferrai per il collo della camicia e lo portai con me davanti al maxischermo che era a 10 m da terra.
"Guardati!", gridai, "Ti ho detto di guardare!".
Girò la testa.
"Sei un Dio in terra e lo potresti essere per sempre solo se tu lo volessi!".
Sotto di noi, attorno era tutto immobile.
Persone, animali, l'aria.
Mi diede una spinta e cadde a terra come se fosse stato ad un metro.
Alzò la testa e mi guardò con odio.
Era accucciato e si alzò in piedi, poi lasciò uscire la sua unica ala.
Il candore sembrava accecante sotto la luce abbagliante dei fari.
Chiuse gli occhi e dalla sua bocca uscì un urlo spaventoso.
Mentre apriva le braccia e protendeva in avanti il petto lo schermo esplose in migliaia di schegge che come una pioggia di diamanti cadde sopra di lui.
Aprì di nuovo gli occhi.
"Eccoti il tuo Dio di vetro...", ritrasse l'ala, " Io voglio essere un angelo di pietra....attraversare i secoli solido e integro come quelli di Saint Denis...".



Entrai alla Taverne di Cluny alle 24:00 in punto.
Era un giorno lavorativo e a parte i 2 o 3 clienti abituali, ormai la serata sembrava volgere alla fine.
Non fu difficile vedere Maskarem.
Era possente nei suoi quasi due metri, il fisico muscoloso si intravedeva sotto la camicia bianca e i jeans neri che gli fasciavano le gambe.
I capelli castano chiaro tendente al biondo leggermente ondulati gli arrivavano alle spalle e la barba dello stesso tono era ben curata.
Niente a che fare con gli angeli asfittici che gli scultori e i pittori rinascimentali amavano mettere ovunque.
Sembrava più uno di quei ragazzi che fanno surf sulla costa della California o palestra lungo le spiagge di Venice.
Mi guardò quando entrai con quelle sue iridi castano scuro incorniciate da due occhi leggermente allungati.
La pelle leggermente olivastra dava l'impressione che la mascella forte, il naso dritto e gli zigoni alti fossero scolpiti nell'ambra.
Lo raggiunsi facendo segno al cameriere di portarmi la stessa cosa che c'era già sul tavolo tra noi due.
"Maze....a cosa devo....".
Mi accomodai.
"Il piacere?".
Arrivò il mio bicchiere di birra rossa belga.
"Vista la frequenza con cui mi cerchi, dubito sarà per il semplice piacere di rivederci".
Gli orecchini ad anello che portava ai lobi e che lo facevano assomigliare a un pirata dei film hollywoodiani, brillavano ogni volta che si passava le mani tra i capelli ribelli.
"Stiamo da due parti diverse ma ti incontro sempre volentieri...", mandai giù un sorso, "...sempre lo scagnozzo di ...", indicai col dito il soffitto, ma intendevo quello che vi era oltre, molto più in alto.
"Siamo i Guardiani della Soglia...se non ti dispiace....
E tu?", terminò quello che aveva nel suo, "Sempre a caccia?"
"Si fa quel che si può....".
Richiamò il cameriere.
"E il...fortunato...sarebbe?"
Rimasi in silenzio.
Lo guardai.
"Ho bisogno di te".
"Tu non dovresti nemmeno stare qui, lo sai vero?"
Accostò le labbra al bicchiere poi si bloccò come se fosse stato inchiodato a terra quando dissi:
"Alex".
Lo depose lentamente sul tavolo che c'era tra di noi.
"Sai da quanto non sentivo questo nome?", accennò un sorriso fissando il vuoto.
"110 anni.
C'ero anche io ricordi?".
"Già....".


Parigi 4 novembre 1907

Tutto l'inverno era piombato in una sola notte sopra la città.
Una pioggia gelida scivolava sulle strade rendendole lucide
L'atmosfera sembrava quasi sospesa.
Avevo fatto uno strano sogno.
Avevo rivisto Alex.
Eravamo sulla sommità di una torre e quando aveva cercato di spiegare la sua unica ala, si era accorto di non averla più.
Mi aveva guardata atterrito e un urlo spaventoso aveva invaso la vallata.
"Maze....sono mortale....morirò.."
Avevo scosso la testa senza capire come era potuto succedere, e poi due passi verso di lui, ma mi aveva detto:
"Non avvicinarti!"
Non riuscivo a pronunciare una sola sillaba.
Chi aveva potuto fargli quello?
Senza quasi me ne accorgessi si era avvicinato al muretto che delimitava il perimetro della torre e vi era salito sopra.
"Che fai?!?"
Avevo proteso un braccio e fatto due passi.
"Addio Maze....", disse sorridendo, poi si era lasciato cadere al suolo.
Mi ero svegliata di soprassalto.
Brividi mi avevano percorso la schiena.
Mi ero vestita in fretta e poi ero uscita per strada.
Parigi dormiva, per quanto potesse dormire una città del genere, seppur all'inizio del ventesimo secolo.
Puttane infreddolite aspettavano sulla soglia della porta qualche cliente che non c'era....un paio di ubriachi barcollavano da una parete all'altra cantando stupide canzoni.
Sotto una tettoia un fagotto di stracci dormiva....forse sarebbe stata la sua ultima notte....
Smossi con un piede quel mucchio e non ne ricevette una reazione.
Ripetei il gesto.
Nulla.
Attesi con pazienza.
Abbassai le palpebre.
Un lungo brivido iniziò a percorrermi il corpo.
Alzai la testa verso il cielo nero.
Il viso e i capelli bagnati mi scesero lungo la schiena come serpi.
Poi un calore intenso mi riempì il corpo di piacere.
Lo chiamavano "l'orgasmo delle anime".
Ero riuscita senza troppa fatica a impossessarmene di un'altra.
Dopo qualche minuto ricominciai a respirare normalmente e ripresi il mio cammino.
Non trascorse che qualche minuto che scorsi qualcuno disteso sul nudo acciottolato della strada.
"Serata fortunata...." pensai.
Indossava solo un paio di pantaloni scuri e un paio di stivaletti di pelle .
I capelli lunghi color inchiostro sembravano scolpiti dalla pioggia, e il viso pallido pareva uscito da un blocco d'alabastro.
Poi vidi l'ala che spuntava da sotto il corpo, addossata alla parete.
Uno strano rumore portò la mia attenzione verso il cielo e mi nascosi dietro il muro.
Due creature alate scesero a terra.
"Ajka..." esclamai sottovoce.
Una lunga lama affilata brillò sotto la giallognola luce di un lampione.
Ajca si chinò sul ragazzo accostando il coltello.
"Non male come trofeo...anche se ne ha una soltanto...."
Uscii dall'ombra.
"Sei davvero il vanto della nostra razza....", osservai dirigendomi verso di loro.
Gli altri due si voltarono in fretta.
Gli occhi di entrambi scintillarono di una luce verdastra.
Ajka scostò con una mano una lunga ciocca di capelli scuri.
"Sei sempre nel posto sbagliato Maze....sempre."
A lunghe falcate li raggiunsi in pochi secondi.
Con il tacco dello stivale premetti a terra la mano di Ajka.
Il tizio che era con Ajka allungò un braccio per avvolgermi il collo con le dita.
Tutto si compì in pochissimi secondi.
Un'ombra si frappose fra noi due.
In un attimo gli sottrasse il coltello e con precisione lo inchiodò per la gola al battente di legno di una casa.
Una funerea farfalla che guarda un punto inesistente dell'orizzonte.
"Maskarem....alla buon'ora..."
Mi alzai massaggiandomi il collo.
"Si può sapere che cosa ti è venuto in mente???", gridò dietro Ajka alzandosi, "uno dei nostri , in cambio di questo....questo...essere ...inutile?".
"Lo deciderò io se è inutile....vattene...", ribattè Maskarem
"E che ne farai?", mi chiese rabbioso.
"Sono affari che non ti riguardano...Ajka...".
Mi tolsi il cappotto e lo appoggiai sul corpo del tizio a terra.
"Grazie Maskarem..."
Questi scomparve com'era arrivato.
Lo sollevai tra le braccia e me ne ritornai a casa.
Poi adagiai Alex sul letto.


Era completamente inzuppato d'acqua.
Gli tolsi gli stivali e i pantaloni e lo coprìi con un lenzuolo.
Mi sedetti accanto al letto e gli sfiorai con le dita le lunghe ciglia scure, come se fosse un animale strano.
Un taglio gli attraversava la fronte, una spalla era leggermente scorticata.
Passarono altri minuti e poi lo vidi aprire gli occhi.
Gli ci vollero un paio di secondi per mettere a fuoco
"Maze...", e richiuse gli occhi.
“...Ho fatto uno strano sogno in cui eri messo pressapoco come ti ho trovato.....".
Gli porsi un bicchiere di vino.
Aveva smesso di piovere , ma non c'era una stella in cielo e la luna era in ombra da una nuvola di passaggio.
"Hai intenzione di ridurti così......per sempre?" gli domandai.
Alex si alzò e si diresse verso il bagno.
"Si..credo di si......se non mi trovi di meglio da fare....."
Si ficcò sotto la doccia tiepida.
Dalla soglia lo vedevo passarsi le mani sul viso per cercare di svegliarsi.
"Diventerai grasso..e non riuscirai a rimorchiarti più nessuno.....".
"Non la vedo come una cosa negativa, visto il destino che mi ha riservato....mi metterò ...l’anima in pace….".
Si riferiva al Padre dei cieli e della terra.
Mi fissò mentre l'acqua gli scrosciava sulla testa per poi scendergli lungo le spalle , la schiena e le gambe.
"Allora prevedo che saranno secoli molto noiosi per te.....", mi avvicinai a lui.
"Tu puoi porre fine a tutto ...lo sai no?
Sei l'unica".
"Vuoi davvero che ti faccia a pezzi?
Perchè il tuo paradiso te lo dovrai guadagnare bello mio...."
Alex non disse nulla.
"Sino a che tu sarai qui, nessuno ti farà del male e mai te ne farei io...ma io non appartego alla tua razza....", gli presi il viso con una mano e gli piantai gli occhi in faccia, " forse in tutti questi anni tu te ne sei scordato perchè sono stata gentile con te....".
Lui le afferrò il polso:"So chi cazzo sei...demone bastardo....".
"Mi fa piacere che hai una buona memoria , fottitore di maschi...."
"Lo sono e me ne vanto.....e non devo renderti conto di dove infilo il mio cazzo o dove lo piglio....".
Sorrisi.
"Ora le cose mi sembra vadano molto meglio ...".
Lo lasciai andare abbassando lentamente la mano.
Rimanemmo in silenzio e lui non riuscì a trattenere un sorriso.
"Posso darti un bacio...stronza?".
"Se è un bacio ..fraterno si...il resto sarebbe troppo sacrificio per te.…".
“Ne sei così sicura?”.
Accennò un sorriso.

Io e Alex sedevano in un parco deserto.
Solo noi due sopra lo schienale di una panchina verde stile liberty un pò arrugginita.
"Devo trovarlo Maze...devo trovarlo..."
Non capivo.
Lo guardai con aria interrogativa,
"Uno dei 32..."
Capii a cosa si riferiva.
Erano i 32 giusti di cui parlava la bibbia.
Secondo i testi sacri esistono in ogni tempo 32 giusti e nemmeno loro sanno di esserlo...ed è per questo che Dio non distrugge la terra.
"Devo riavere ciò che mi è stato preso....".
"Per ottere ciò che ti hanno preso dovrai sacrificarlo....sacrificare un innocente, perchè solo il sangue di un innocente potrà farti ricrescere l'altra ala...."
Mi alzai.
"E' fuori discussione...la tua impresa precedente ti ha portato nei casini in cui sei ora...."
"Fu un errore...un fottuto errore...", Alex si alzò in piedi.
"Fu un massacro....un massacro in piena regola...", lo stesso feci io.
"Parliamo di 15 secoli fa...erano tempi diversi....era una situazione particolare..."
Ero imbestialita e Alex doveva essersene accorto perchè fece due passi indietro.
Strinsi i pugni e la terra sotto i nostri piedi inizio a tremare.
Un fulmine spezzò in due il fusto di un albero.
"Fossero stati anche 200 secoli fa un crudele assassinio di un innocente rimane sempre tale.....Addio".
E me ne andai.



Parigi oggi

"Che ha combinato quello stronzo in merletti?", chiese Maskarem.
"Ha trovato il modo per riavere qualcosa che ha perso molto tempo fa..."
"Un 'anima pura da sventrare?"
"Già...", feci cenno di si con la testa.
"E chi sarebbe il ....fortunato?".
"Uno dei 32...."
"...Giusti....", mi guardò allarmato.
"Sangue puro in cambio di una bella aluccia nuova di fabbrica...."
"Sai benissimo che non possiamo interferire, e che solo tu puoi fare qualcosa...."
"Tipo distruggerlo?", precisai.
"Esattamente mon amie", alzò il bicchiere come a brindare e sorrise malignamente.
Abbassai la testa e vidi il fondo del mio.
Scossi la testa.
"Non puoi amare un essere del genere Maze....".
Alzai il viso e lo guardai.
"Non lo amo Maskarem....".
Prese il mio bicchiere e lo lanciò attraverso il locale contro una parete.
C'eravamo solo noi e il gestore che ci conosceva da anni non fece una piega, aveva visto di peggio.
"Cazzo Maze!", sbattè il pugno su tavolo , "Possibile che quando si tratta di quello stronzo perdi completamente tutte le tue qualità?".
Ritornò a sedersi.
Appoggiò i gomiti sul tavolo e rimase a fissarmi.
Vidi per la prima volta dopo migliaia di anni una lacrima piombare sulla superfice rovinata del legno.
"Porca troia Maze...allora siamo davvero messi male....".
Alzai lo sguardo.
"Ti distruggerà......
E’ maestro nel distruggere chi gli sta accanto....è come una pianta velenosa....".
"Lo so...".
"Per cui sai ciò che devi fare.....".
Non dissi nulla.






"Non sei ancora stanca di vedere quella roba?".
La voce di Alex mi raggiunse nella piazza dove era stato sostituito il maxischermo che lui aveva fatto esplodere in un ‘impeto di rabbia.
Continuava a proiettare le famose immagini delle interviste, i dietro al set della serie tv di cui era protagonista.
Avevo congelato la vita di quella città, compresa l'aria e me ne stavo là in mezzo , gambe incrociate a guardare e riguardare quelle scene.
Non volevo che nessuno mi disturbasse.
Ad eccezione di uno ovviamente….
"Mi aiutano a pensare".
Scoppiò a ridere.
"A cosa?".
"A te....".
Mi venne di fronte e si chinò di fronte a me .
Le nostre teste erano quasi alla stessa altezza.
Non sorrideva compiaciuto.
Un lampo di paura gli attraversò lo sguardo.
Poi di sorpresa.
Si toccò la scapola destra e vide la mano grondante di sangue.
"Maze......tu....".
"L'ho già fatto Alex......ora sei un mortale….".
Mi alzai.
"Avrai ancora molta fama ,successo , bellezza per qualche anno ancora, se saprai amministrartela.....ma poi tutto finirà.......".
Lo guardai.
"Sono stati interessanti questi secoli.....ma non potevo commettere lo stesso errore.....".
Vidi Alex in piedi di fronte a me stringere il pugno grondante di sangue.
"Come hai potuto....", aveva un'espressione rabbiosa negli occhi, le labbra sembravano distorte in una smorfia di dolore...." tu che più di una volta mi hai salvato la vita...", la voce salì di un tono, "tu che mi amavi!!!!!!".
L'ultima frase fu un urlo spaventoso che mandò in frantumi le finestre dei palazzi cinquecenteschi che facevano da cornice alla piazza come tanti merletti sul polsino dei personaggi che si muovevano dentro lo schermo.
Anche questo non fu risparmiato dalla furia di Alex, e un lungo segno a zig zag ne deturpava il display.
Raccolse la sua unica ala .
Mentre la toccava questa si trasformò in polvere che volò via.
"Amarti significa che prima o poi vieni distrutto......e ho sempre preferito fare il primo passo......
Gli sfiorai il viso con la mano.
"Addio Alex .....e buona fortuna.....".
Mi librai verso il cielo e il mondo ritornò a girare......la città ad essere quella di sempre.
Vidi Alex guardarsi attorno smarrito....scendergli le lacrime lungo le guance.



Alexander Farkas fece qualche altro film, niente di memorabile, e poi scomparve in mezzo ad altri "Alex", più giovani, più agguerriti.
Non si sposò, non ebbe figli, ma una serie interminabili di storie con uomini e donne.
Poi arrivò anche per lui la mezza età.
Nicky vide ancora per un pò Alex, poi come tutti quelli della sua età, volse lo sguardo altrove.
Penso sia ancora vivo , intento a farsi la sua vita, lontano da qualcuno che aveva deciso di sacrificarla.
E io sono ancora qui, a chiedermi come sarebbero andate le cose , se fosse stato diverso.
A chiedermi quando ritroverò un altro Alex.
Perchè so che non lo ritroverò mai più.

















































Pretty face and electric soul (2) testo di Leyla Khaled
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